Koiné in italia dalle Origini al Cinquecento Atti del Convegno di Milano e Pavia, 25-26 settembre 1987
a cura di Glauco Sanga
Pierluigi Lubrina Editore - Bergamo 1990
Una breve recensione degli Atti del Convegno.
L'"Introduzione" è di Glauco Sanga che, tra l'altro, scrive "Mi auguro che sia il Convegno, sia la pubblicazione di questi Atti concorrano a non ottemperare ai richiami all'ordine - che pur ci son stati -, ma a intraprendere una profonda revisione storiografica.".
La "Cronaca del Convegno" è di Claudio Beretta della Famiglia Meneghina.
Si propone l'elenco delle 14 comunicazioni e dei 2 contributi, alcuni di vasto respiro, altri centrati su problemi specifici.
1) Giorgio Raimondo Cardona, dell'Università La Sapienza di Roma, "La koiné in linguistica";
2) Maria Antonietta Grignani, dell'Università di Pavia, "Koiné nell'italia settentrionale";
3) Ignazio Baldelli, o Cardona, dell'Università La Sapienza di Roma, "Koiné nell'italia centrale";
4) Alberto Vàrvaro, dell'Università di Napoli, "Koiné nell'italia meridionale";
5) Glauco Sanga, dell'Università di Pavia, "La Lingua Lombarda. Dalla koiné volgare delle Origini alla lingua cortegiana".
Al "Dibattito" hanno partecipato: Maurizio Gnerre (Univ. La Sapienza di Roma), Žarco Muljačić, G. B. Pellegrini, Rosario Coluccia (Univ. di Lecce), Ignazio Baldelli (Univ. La Sapienza di Roma), Alberto Vàrvaro, Glauco Sanga.
6) Emanuele Banfi, dell'Università Statale di Milano, "Tra diglossia e innovazioni romanze: il ruolo della francocrazia (secc. XIII-XV) nella grecità medievale";
7) Sandro Bianconi, Canton Ticino, "Polimorfia in testi pratici della Lombardia svizzera dal '500 al '700";
8) Anna Cornagliotti, dell'Università di Torino, "La diffusione e l'uso dell'italiano in Piemonte dal Quattrocento al Cinquecento";
9) Antonio Daniele, dell'Università di Padova, "Adolfo Mussafia e la genesi della teoria della koiné alto-italiana";
10) Günter Holtus, dell'Università di Treviri (allora Germania Ovest), "Sulla problematica di una scripta franco-italiana";
11) Tina Matarrese, dell'Univesità di Ferrara, "Saggio di koiné cancelleresca ferrarese";
12) Žarco Muljačić, della Freie Universität di Berlino, "Sul ruolo della koiné nell'elaborazione linguistica";
13) Giovanna Polezzo Susto, Milano, "Sostantivi astratti formati su participi passati nelle frottole di Bartolomeo Sacchella";
14) Giovan Battista Pellegrini, dell'Università di Padova, "Alcuni appunti sulla koiné veneta medioevale";
15) Paola Benincà, dell'Università di Padova, "Qualcosa ancora sulla koiné medievale alto-italiana";
16) Serenella Baggio, dell'Università di Venezia, "Ibridismo o koiné? Il caso di Antonio da Ferrara".
Il Convegno è stato organizzato da Maria Antonietta Grignani, Glauco Sanga e Angelo Stella dell'Università di Pavia, con la collaborazione tecnica di Claudio Beretta della Famiglia Meneghina.
Segreteria: Silvia Goi e Agostina Lavagnino. Il convegno è finanziato con contributi dell'Università di Pavia, del CNR e della Famiglia Meneghina.
2° contributo) Koinè nell'italia settentrionale - Note sui volgari scritti settentrionali - di Maria Antonietta Grignani (Univ. Pavia)
L'inizio della comunicazione è fulminante. Infatti la Grignani ricorda che Alberto Varvaro ("Storia della lingua") si era chiesto: "perché mai la trattazione della
situazione linguistica della pianura padana nel medioevo rientra nella storia della lingua italiana, se non in ragione di quel che è accaduto dopo?".
I due studiosi si riferiscono al fatto che secoli dopo il toscano (poi italiano) è stato adottato come lingua franca della pianura padana.
La Grignani riporta una delle possibili visioni dell'evoluzione della koinè padana, la quale descrive come la koinè inizi con il volgare illustre della
Padania duecentesca, si sviluppi nella koinè settentrionale e sfoci nella lingua cortigiana del Quattrocento. Ad esempio, Marcello Durante ("Dal
latino all'italiano") scrive: "La lingua cortigiana rappresenta un punto estremo di una tradizione di volgare colto latineggiante, che era
sostanzialmente estranea alla cultura toscana preumanistica, tranne la prosa di Guittone. Questa tradizione insorge nel Duecento e fiorisce e
tende a coesione nell'alta Italia centro-orientale, creando quella fisionomia linguistica relativamente uniforme a cui si da il nome di koinè
padana".
E' ricordato come Adolfo Mussafia ("Monumenti Antichi", 1864) sia stato tra i primi a porre la questione della koinè, con una appassionata
descrizione: "un 'parlare non privo di coltura, con non poche reminiscenze latine, con gran numero di quelle eleganze che non erano né toscane,
né provenzali, né francesi esclusivamente, ma proprie di tutti gl'idiomi neolatini, che nel medio evo pervennero a letterario sviluppo'".
Di estrema importanza è poi la discussione sulle vocali restituite e ricostruite. Come si sa, ci sono dei linguisti dilettanti i quali ritengono
che ligure e veneto siano dialetti vicini all'italiano, a motivo della scarsa presenza di apocope delle vocali finali atone. Hull nella sua Tesi
aveva riportato le dimostrazioni che le vocali finali di ligure e veneto erano dovute a "restituzione" dopo l'avvenuta apocope, come dimostrano le
numerose "false" ed "errate" restituzioni.
La Grignani discute questo argomento con dovizia di dati, segno che questo argomento è ben conosciuto e condiviso dalla comunità dei linguisti; è
solo negli ambienti dilettanteschi che si continua a non conoscere o a tenere nascosto. Ecco alcuni esempi fatti dalla studiosa:
"le anomalie nelle forme con vocale restituita, oltre a denunciare le condizioni di apocope dialettale soggiacente, devono
avere una portata storico-culturale ...";
"Nel veronese la caduta delle finali con conseguente restauro anomalo indica una parentela gallo-italica e più precisamente una prossimità
di Verona al lombardo orientale (oltre che a Trento); mentre la sollecitazione alla forma vocalica verrà, per fermarci alla geografia, da oriente
tra Padova e Venezia";
riguardo ad un manoscritto bolognese: "indice di vocale restituita tanto più che il testo dà qualche esempio di caduta, spia di un fenomeno già in atto".
E' impossibile riportare qui tutti tutti gli esempi fatti; è importante invece la consapevolezza che la spiegazione delle "vocali restituite" dopo
l'originaria "apocope gallo-romanza", per ligure e veneto, nella comunità dei linguisti è ben conosciuta e condivisa.
Per finire, un accenno ad un gruppo di testi mantovani del 1430, i quali "si attestano su una non toscanità di fondo, essendovi pressoché
assenti i tratti tipologici positivi del fiorentino rispetto alle varietà settentrionali, mentre abbondano le consuete forme quattrocentesche
di koinè", per ricollegarsi alla domanda iniziale: "perché mai la storia della koinè padana rientra nella storia della lingua italiana?".
Copyright © by ALP - Associazion Linguistica Padaneisa 2004-2010 All Right Reserved. Published on: 2007-11-17 (434 reads) [ Go Back ] |
|
|
|